Secondo giorno con la University of Illinois

Per la seconda giornata di studio con le allieve della University of Illinois at Urbana-Champaign, siamo stati ospitati dalla Fondazione Casa della carità, partner del Centro Ambrosiano di Solidarietà per diverse attività.

“Il progetto Emergenze sostenibili ha avuto come finalità principale quella di sperimentare una nuova metodologia di intervento nell’area della tutela, dell’accoglienza e dell’integrazione dei minori stranieri non accompagnati. In questi anni, nella rete di Emergenze sostenibili abbiamo accolto oltre 800 ragazzi, provenienti dalle aree più povere e complicate del nostro pianeta. La stragrande maggioranza di loro si è integrata a pieno nella nostra società: ha una casa, un lavoro, relazioni affettive e legami sociali. Pur consapevoli che la strada da percorrere è ancora  in salita, grazie al progetto Emergenze sostenibili abbiamo compiuto un passo avanti importante che va nella giusta direzione“, così Benedetta Castelli, responsabile dell’Area Minori del CeAS ha raccontato l’esperienza che ha portato il Centro Ambrosiano di Solidarietà, inizialmente con la cooperativa sociale La Cordata e poi con altre 10 organizzazioni del terzo settore milanese, insieme al Comune di Milano, a sperimentare e strutturare un nuovo modello di accoglienza per i cosiddetti msna.

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Da sinistra gli operatori di CeAS: Benedetta Castelli, Gabriele Destefani, Marianna Roveda

Il servizio di CeAS dedicato a questo tipo di accoglienza, strutturato in appartamenti per l’autonomia, si chiama “Costruire radici per il futuro“. A raccontarlo alle studentesse sono state Mona Ilie, coordinatrice di Radici, e Marianna Roveda, psicologa di Radici. Le due operatrici hanno illustrato come cambiano le caratteristiche e i bisogni dei minori accolti e, di conseguenza, come si adatta la risposta del servizio educativo. “Per noi anche il rapporto con la famiglia di origine è fondamentale. Per questo, come prassi, entro la  prima settimana di accoglienza la contattiamo: questo serve a noi per capire meglio il contesto di provenienza e la motivazione alla base del percorso migratorio, perché molti ragazzi sono spinti a partire proprio dalle famiglie. Questo contatto è anche utile al ragazzo perché alla famiglia viene spiegata quale può essere la differenza tra le aspettative che essa può avere per il figlio e la realtà”, spiega Mona Ilie.

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Un momento dei focus group

All’interno di focus group, le studentesse hanno avuto la possibilità di approfondire alcuni aspetti dell’accoglienza dei minori insieme agli operatori della rete di cui fa parte il CeAS. Hanno partecipato: Fondazione Casa della carità, FuoriLuoghi cooperativa sociale, Comunità Progetto cooperativa sociale, Tuttinsieme cooperativa sociale, La Cordata cooperativa sociale.
Insieme hanno approfondito le similitudini e le differenze tra le diverse esperienze, con un focus sui percorsi affrontati dai ragazzi, e dagli operatori, nel processo di accoglienza.

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