“Tutela e diritti”, lo sportello legale di Work in Progress prosegue a distanza

In queste settimane di lockdown, sono state tante le attività di Work in Progress che hanno dovuto fermarsi, per rispettare le norme imposte dal distanziamento sociale. Tante, però, sono anche le attività che, grazie al contributo dei partner di progetto, siamo riusciti a riorganizzare e che stanno proseguendo, pur con modalità diverse. Una di queste è lo sportello “Tutela e diritti”, portato avanti da Save the Children. Ne abbiamo parlato con la responsabile, Giulia Pelizzo.

“Prima dell’emergenza nell’ambito dello sportello erano state avviate due attività: una di consulenza individuale e una formazione di gruppo”, esordisce Giulia. 

“La prima si svolgeva ogni lunedì, nella sede di Civico Zero di Save the Children, dove ragazze e ragazzi arrivavano spontaneamente o su segnalazione degli educatori, per avere una consulenza su problematiche specifiche, generalmente di tipo legale – come il rinnovo o la conversione dei documenti – o per l’avviamento al lavoro – dalla richiesta del codice fiscale a come aprire un conto corrente”, spiega Giulia.

Per quanto riguarda le attività di gruppo, ne avevamo per ora realizzata una sola, che ha coinvolto una ventina di ragazzi, ai quali è stata fatta una formazione sui diritti dei minori stranieri non accompagnati in Italia e sui percorsi di regolarizzazione. “L’idea – racconta ancora Giulia – era quella di avviare in queste settimane delle informative strutturate per gruppi, su diversi temi: dai documenti al lavoro, ai diritti dei lavoratori, fornendo anche informazioni pratiche e relative alla burocrazia. Stavamo inoltre immaginando una collaborazione con il Celav, per realizzare un percorso ancor più completo, dal momento che loro si occupano delle borse lavoro”.

Il lockdown a seguito dell’epidemia di coronavirus ha però costretto a ripensare queste attività.

“Per quanto riguarda le consulenze individuali – spiega la referente di Save the Children – ora viene preso un primo contatto con il consulente, da parte del ragazzo stesso o di un suo educatore, e poi viene dato un appuntamento per un colloquio individuale telefonico, per il quale abbiamo dato una disponibilità più ampia, spalmata dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18”.

Una delle formazioni di gruppo via Skype

Anche le attività di gruppo sono state riorganizzate da remoto, con videochiamate fatte a piccoli gruppi, con cui sono stati affrontati temi più legati all’emergenza, come le novità legislative, i vari decreti, il modulo per uscire di casa, le eventuali sanzioni, come ci si deve comportare quando si esce ecc. Spiega Giulia: “Siamo partiti dalle comunità partner di Work in Progress, ma l’idea è di allargare questa attività a tutte le comunità del territorio milanese. Al momento abbiamo fatto 8 gruppi, in cui sono stati coinvolti una trentina di ragazzi. I gruppi sono stati formati coinvolgendo persone che vivono nello stesso appartamento, per esempio, o suddividendole per omogeneità linguistica, dal momento che partecipa anche un mediatore”.

Queste formazioni sono state molto partecipate e i ragazzi hanno fatto tante domande: “Ogni volta partiamo col farci raccontare da loro cosa sanno della situazione, chiedendo come stanno e come la stanno vivendo, per poi allargare la discussione alle loro richieste specifiche, che sono prevalentemente relative ai documenti e al lavoro. In generale i ragazzi stanno affrontando questa emergenza con grande responsabilità” dice ancora Giulia.

“In gruppo le preoccupazioni vengono meno fuori; emerge di più l’insofferenza di dover stare a casa e a volte si sdrammatizza. Ma quando poi passiamo ai colloqui individuali, viene fuori la paura rispetto a quello che sta succedendo, soprattutto se, per esempio, nella loro comunità ci sono stati dei casi o qualcuno ha la febbre. Per questo, abbiamo chiesto anche agli educatori di partecipare agli incontri, per poter affrontare questo clima e queste paure”, racconta la referente dello sportello.

Le preoccupazioni riguardano anche e inevitabilmente il lavoro e i documenti: “Tutti sono in ansia per la loro condizione e hanno paura di perdere il lavoro, perché l’azienda è in crisi: a chi già lavorava con contratto, viene spiegato quali sono e come accedere agli ammortizzatori sociali; ma i timori maggiori riguardano chi ha dovuto interrompere i percorsi di avviamento al lavoro (tirocini o borse lavoro) e chi aveva un contratto in scadenza, che ora teme non verrà rinnovato”, conclude Giulia.

[La foto di copertina è di Petr Macháček su Unsplash]

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