Casa: primo successo per le attività di advocacy di Work in Progress

All’interno di un gruppo fragile rispetto al tema dell’abitare, come quello dei giovani, c’è un sottogruppo che è ancora più in difficoltà quando si trova a dover cercare casa: è quello dei minori stranieri non accompagnati. Per loro infatti, alla scarsa disponibilità di alloggi a buon mercato, si aggiunge il problema della discriminazione. Capita spesso che, non appena sentito che chi chiede informazioni su un alloggio in affitto è straniero, proprietari ed agenzie si tirino indietro, anche quando ci siano le comunità di accoglienza a dare garanzie.

Anche per ovviare a queste situazioni, Work in Progress ha tra i suoi assi fondamentali quello della casa, che si svolge su due strade: una più pratica che coinvolge direttamente i ragazzi che prendono parte al progetto, e una di advocacy, con la partecipazione degli operatori ai tavoli comunali sull’abitare, per far conoscere la realtà dei minori stranieri non accompagnati, sensibilizzando la ricerca di strumenti per far fronte alla loro domanda abitativa. E questa seconda strada ha raggiunto un primo importante successo.

Work in Progress sta stipulando un patto con la cooperativa Dar=casa, per l’assegnazione ai nostri ragazzi di tre appartamenti all’interno di un progetto di abitare collaborativo che si sta avviando in via Carbonia a Milano”, racconta Lorenzo Tomai, operatore di Comunità Progetto e responsabile dell’Area Casa di Work in Progress.

Il caseggiato di via Carbonia 3, dove abiteranno anche tre ragazzi di Work in Progress. [Immagine tratta dal sito di Dar=casa]

Dar=casa è una cooperativa che, a Milano e provincia, offre case in affitto a chi fatica a sostenere una locazione nel mercato libero. Dar=casa lavora prevalentemente attraverso il recupero dello sfitto, ristrutturando alloggi di proprietà pubblica non utilizzati, dismessi o non assegnabili secondo le regole delle graduatoria pubbliche. Tra questi rientra appunto lo stabile di via Carbonia, che è stato completamente ristrutturato e che ospiterà un progetto di abitare collaborativo per famiglie in situazioni di difficoltà e giovani tra i 20 e i 35 anni, tra cui rientrano anche sei ragazzi che hanno partecipato a Work in Progress e che sono in uscita dall’accoglienza in comunità.

I sei ragazzi vivranno in tre appartamenti, ognuno dei quali sarà assegnato a due di loro, a fronte di un affitto agevolato: 510 euro in due tutto compreso. Spiega ancora Tomai: “In un paio di settimane ci saranno i primi ingressi negli appartamenti e i ragazzi firmeranno a nome loro un contratto di 6 mesi, rinnovabile fino a 18”. Il patto che si sta stipulando con Dar=casa prevede che gli operatori di Work in Progress forniscano un presidio educativo leggero, per seguire i ragazzi in questa loro prima esperienza abitativa autonoma. Esperienza che sarà temporanea, massimo 18 mesi appunto, ma che grazie al rapporto stretto con Dar=casa potrebbe continuare in altri alloggi che la cooperativa ha a disposizione.

Tutti i residenti di questo progetto di abitare collaborativo, inoltre, sono invitati a partecipare alla vita del condominio, che ha una corte interna su cui affacciano tutti gli appartamenti e uno spazio comune che sarà a disposizione dei condomini come spazio di incontro e confronto”.

Rispetto a tutto il percorso sulla casa, Lorenzo aggiunge: “Il Covid ha rallentato un po’ le cose, ma non siamo rimasti fermi. Abbiamo appena finito la quinta edizione del corso di formazione, che in totale ha coinvolto 43 ragazzi. Stanno inoltre andando avanti le attività di tutoring individuale, per sostenere i ragazzi nella ricerca di un’abitazione, una volta che avranno terminato la loro accoglienza in comunità, così come la partecipazione ai tavoli sull’abitare e nella rete Milano 2035. L’obiettivo è portare avanti questa politica dell’abitare collaborativo e favorire il moltiplicarsi di esperienze di questo tipo”.

[L’immagine di copertina è di Ján Jakub Naništa su Unsplash]

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