Avviati i lavori di costruzione di “Abitiamo il futuro”

Il progetto ispirato al “dopo di noi” dell’associazione SON-Speranza oltre noi, di cui il CeAS è tra i soci fondatori.

Sono iniziati, in concomitanza con la Giornata internazionale delle persone con disabilità che si celebra il 3 dicembre, i lavori di “Abitiamo il futuro”, il progetto dell’associazione SON-Speranza oltre noi, che prevede la realizzazione di nuovi edifici in grado di ospitare famiglie dove sono presenti situazioni di fragilità. L’area è quella di Cascina San Carlo, in via Trasimeno al quartiere Adriano. L’intervento edilizio riguarda la ristrutturazione della casa colonica già esistente e l’edificazione di tre nuovi fabbricati. La consegna è attesa per la primavera del 2022 e il costo complessivo dell’operazione è di circa 2,7 milioni di euro.

“Abitiamo il futuro” è un’iniziativa di interesse pubblico e generale, come da convenzione con il
Comune di Milano, ma a gestione privata e totalmente finanziato da privati ed è il primo progetto di nuova costruzione realizzato a Milano nell’ambito della legge sul “Dopo di noi”. Gli alloggi ospiteranno le famiglie che hanno costituito l’associazione SON, unite dalla preoccupazione di accompagnare i propri figli verso un futuro di vita sereno anche quando i genitori non ci saranno più. Gli appartamenti sono concepiti affinché i residenti possano avviare un percorso di autonomia gli uni dagli altri con l’intento di sperimentare il “dopo di noi”, già “durante noi”.

«L’obiettivo di SON – spiega Luciano Scotuzzi, presidente dell’associazione – è costruire una comunità di relazioni con il quartiere e i suoi residenti. Cascina San Carlo dovrà essere un luogo aperto e di scambio per i nostri figli. E vorremmo che anche i quartieri Adriano e Crescenzago avvertissero la nostra presenza come un’opportunità dove far crescere rapporti e legami significativi. Il nostro intento è animare la sede di SON con tante iniziative interessanti per giovani e non solo».
Accanto al cantiere edilizio, SON propone infatti anche un “cantiere di idee” con l’obiettivo, attraverso incontri, iniziative e produzione di documenti, di diffondere una diversa cultura della fragilità.

«Il progetto mi riguarda molto da vicino – ha spiegato don Virginio Colmegna, tra i soci fondatori di SON – Già da tempo mi stavo interrogando su come poter “abitare il futuro” e l’incontro con la stessa esigenza vissuta da alcune famiglie con cui da tempo ho un legame ha generato “Speranza oltre noi”. Così ha preso forma l’idea di un abitare solidale dove sviluppare una dimensione comunitaria. Dedichiamo questa avventura al cardinale Carlo Maria Martini e, in particolare, al ricordo dell’ultimo periodo della sua vita, quello in cui ha incontrato debolezza e fragilità, quello da cui ci ha lasciato tantissimi insegnamenti. Per questo SON sarà anche l’opportunità per immergerci in una profondità spirituale e di ricerca di senso».

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