Un anno – e più – con Work in Progress… passando per il Covid

“Work in Progress. Transizioni per la cittadinanza” ha tagliato il traguardo del primo anno di attività. Abbiamo intervistato Benedetta Castelli del Centro Ambrosiano di Solidarietà, project manager di Work in Progress, per sapere come sono andati questi primi 12 mesi… e oltre.

Com’è andato questo primo anno di Work in Progress?
Direi bene! Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi del cronoprogramma e un numero di beneficiari superiore alle aspettative. Questo primo anno di progetto è servito anche a mettere a punto un metodo di lavoro sempre più funzionale e oliato. Essendo, infatti, il partenariato molto vasto, avevamo bisogno di tempo per imparare a lavorare insieme e trovare metodologie condivise. E inoltre questo anno ci è servito anche per migliorare le strategie di interlocuzione con tutti gli attori che lavorano con i beneficiari del progetto, al fine di sensibilizzarli affinché cogliessero appieno tutte le opportunità che offriamo ai ragazzi.

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Gli ospiti di Villetta San Gregorio scrivono alla Regione

Una lettera indirizza all’assessore al Welfare Giulio Gallera e ai dirigenti della sanità Lombardia, per far sentire la propria voce e far conoscere le difficoltà di chi, come loro, vive ancora in “Fase 1”.

Gentili,

Siamo degli utenti della comunità psichiatrica “Villetta San Gregorio” del Centro Ambrosiano di Solidarietà, sita a Milano in via Marotta 8, e desideriamo richiamare la vostra attenzione sulla difficile situazione che stiamo attualmente vivendo. 

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Continuano anche in estate i corsi di Work in Progress

Anche nel periodo estivo continuano i corsi che “Work in Progress” propone ai minori stranieri non accompagnati che vivono sul territorio milanese, attraverso la didattica a distanza.

“Dopo averla sperimentata durante l’emergenza Covid, pensiamo che la DAD possa essere una risposta convincente alle esigenze attuali dei ragazzi e possa dare loro la possibilità di interagire con un virtuale che sempre più assume la veste di una comunità che apprende insieme, collaborando e condividendo la costruzione di una conoscenza che diventa sempre più una questione sociale”, spiegano i promotori del progetto.

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La Giornata mondiale di lotta alla droga ai tempi del Covid

Quest’anno la celebrazione della Giornata mondiale di lotta alla droga ci consente di puntare i riflettori sulle conseguenze che la pandemia legata al Covid-19 ha avuto rispetto all’abuso di sostanze e più in generale alle diverse forme di dipendenza comportamentale. Abbiamo cercato di capire come due differenti crisi di “salute pubblica” si sono scontrate, quali sono stati gli effetti nell’immediato e quali potranno essere le ulteriori conseguenze che possiamo prevedere per il futuro. 

Lo abbiamo fatto interpellando Corrado Celata Dirigente UOS Prevenzione specifica – UOC Promozione della Salute, ATS della Città Metropolitana di Milano.

COME HA INTERAGITO LA PANDEMIA CON IL MONDO DELLE DIPENDENZE?

Il mondo delle dipendenze ha subito un impatto importante rispetto all’avvento di questa pandemia virale. I suoi effetti sono stati da subito talmente imprevedibili da determinare un vero e proprio cambiamento epocale a cui non eravamo per niente preparati. Le misure di distanziamento sociale e i divieti adottati in via precauzionale per ridurre la trasmissione del virus all’interno della popolazione, sebbene necessari, hanno amplificato quelli che da sempre sono considerati tra i principali fattori di vulnerabilità individuale e sociale rispetto all’insorgere di comportamenti d’abuso di sostanze o di aggravamento di condizioni di dipendenza patologica”, esordisce Celata. 

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Covid e dipendenze, dialogo con Carmela Manduzio, presidente dell’Associazione CAD Onlus

In che modo lo stress dovuto all’isolamento sociale e ad altri cambiamenti della vita correlati al COVID-19 ha potuto influenzare l’uso e l’abuso di sostanze e tutta la sfera delle nuove dipendenze “comportamentali”? Ne abbiamo parlato con Carmela Manduzio Presidente dell’Associazione CAD Onlus che gestisce a Milano il Servizio Multidisciplinare Integrato CAD, occupandosi di prevenzione, trattamento e riabilitazione di persone con problematiche di abuso e dipendenza da alcoolsostanze stupefacentifarmaci e comportamenti compulsivi quali il gioco d’azzardo patologico.

AFFRONTARE LA PAURA DEL CONTAGIO

“La prima sfida con cui ci siamo dovuti confrontare è stata quella di garantire da subito la continuità terapeutica con le persone già in carico e un’accoglienza che inevitabilmente doveva fare i conti con i vincoli imposti dal distanziamento sociale. Uno dei primi temi affrontati è stato quella della paura del contatto, legittimando spazi di riflessione necessari a dare voce a sentimenti e vissuti contrastanti, presenti sia nei pazienti che negli operatori, e facilitando percorsi di rielaborazione individuale e di gruppo capaci di generare soluzioni nuove e creative per portare avanti i percorsi di aiuto”, esordisce.

“Accogliere la paura del contagio ha significato in primo luogo legittimare una dimensione inevitabilmente presente, facendola uscire dalla sfera del non detto e permettendo di esplicitare che la distanza generata dalle restrizioni sociali imposte non era l’espressione di una paura del contatto personale, ma era legata a una dimensione di corresponsabilità verso il contesto sociale più ampio. Questo ha permesso ad esempio ai pazienti che hanno continuato a frequentare la nostra struttura, per l’assunzione delle terapie sostitutive, di accettare pazientemente le code in attesa del proprio turno, di rispettare le distanze precauzionali adottate nel corso dei colloqui vis à vis senza che si registrassero episodi di aggressività o di intolleranza alle regole”, prosegue Manduzio.

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SostieniMi è il servizio gratuito di ascolto, sostegno e orientamento telefonico dedicato alle dipendenze

Tra i vari impegni dell’Area Dipendenze del Centro Ambrosiano di Solidarietà c’è, da ottobre 2019, anche SostieniMi, il servizio gratuito di ascolto, sostegno e orientamento telefonico dedicato alle dipendenze.

335.19.00.536 è il numero da contattare (anche tramite sms o whatsapp) nel caso si abbia a che fare, direttamente o indirettamente, con una situazione di dipendenza da sostanze o dipendenza comportamentale.

Abbiamo interpellato Gabriele Destefani, coordinatore del progetto, per un breve primo bilancio di attività: “Il Ce.A.S. ha una lunga tradizione di gestione dell’ascolto telefonico. SostieniMi è una helpline del Comune di Milano dedicata alla lotta alle dipendenze. Da ottobre 2019 ad oggi, attraverso una linea telefonica, un indirizzo mail e una chat per la messaggistica istantanea, abbiamo intercettato persone coinvolte a vario titolo nelle problematiche riguardanti le dipendenze. Ci chiamano diretti interessati, genitori, partner, amici, ma anche operatori sociali e legali. Si va dalla richiesta di informazioni fino alla presentazione di veri e propri casi. E le tematiche di dipendenza pervenute sono correlate spesso ad almeno una tra queste altre tematiche: disagio psicologico, problematiche relazionali ed educative, solitudine, violenza, lavoro, nuove povertà”.

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Oltre cinquanta gradini: un ebook per sostenere l’associazione SON

Venerdì 13 marzo, tre giorni dopo l’entrata in vigore del Decreto che ha sancito l’inizio del lockdown, don Virginio Colmegna ha voluto aprire un nuovo canale di comunicazione. Uno spazio web sul sito della Casa della carità da cui trasmettere i propri pensieri per accompagnare i giorni difficili di una pandemia che ci ha imposto il distanziamento fisico, ci ha fatto piangere morti, ci ha procurato angosce e paure. 

Uno spazio virtuale diventato appuntamento quotidiano, che ha attraversato significativamente anche il tempo di Pasqua, vissuto con uno stile di intimità e amicizia, dove la meditazione su quanto stava accadendo non ha mai smarrito la speranza per un futuro di cambiamento. Un diario terminato simbolicamente il 3 maggio, data dell’annunciato avvio della cosiddetta “Fase 2”, vale a dire dell’alleggerimento di alcune misure restrittive dei mesi precedenti.

Cinquantadue giorni di riflessioni, cosparse di citazioni, preghiere, poesie e che hanno come bussola le figure del cardinal Martini e la sua idea di “Eccedenza della carità” e di Papa Francesco con il suo richiamo alla “Conversione ecologica”. E mettendo sempre in primo piano i più fragili, poveri ed emarginati, e i più sofferenti come anziani e disabili.

Oggi la raccolta di quei pensieri diventa un e-book, edito da Il Saggiatore, da titolo: “Oltre cinquanta gradini. Diario di un tempo sospeso: lo sguardo sui più deboli, le angosce di tutti, la speranza per un cambiamento d’epoca”.

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A Villetta San Gregorio, gli ospiti hanno imparato a conoscersi meglio tra loro

Il 18 maggio per l’Italia è iniziata ufficialmente la “Fase 2” con una serie di aperture e ripartenze, dopo oltre due mesi di lockdown. Ma non è così per tutti. Le comunità del CeAS, infatti, devono ancora rispettare alcune misure di isolamento.

Succede per esempio per Villetta San Gregorio”, che al Centro Ambrosiano di Solidarietà ospita 13 persone con problematiche psichiche. Ne abbiamo parlato con Consuelo Possenti, operatrice della comunità, che spiega: “La nostra è una comunità sanitaria accreditata e quindi, oltre alle disposizioni governative, dobbiamo rispettare anche quelle dell’ATS che al momento, per esempio, stabiliscono che gli ospiti non possano ancora avere contatti con l’esterno e quindi vedere familiari e amici”. 

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Restare a casa, per molte donne vittime di violenza, non significa essere al sicuro

La cronaca di questi giorni ci parla di 11 donne uccise da un proprio familiare, marito, compagno, figlio, in due mesi di lockdown. In queste settimane, restare a casa, per molte donne vittime di violenza, non ha significato essere al sicuro, tutt’altro. Ne abbiamo parlato con Lucia Volpi ed Elena Tagliabue, rispettivamente responsabile e psicologa dell’Area Donne del CeAS e del centro antiviolenza “Mai da Sole”, gestito dallo stesso Centro Ambrosiano di Solidarietà, che in questo momento è fisicamente chiuso, ma sempre attivo attraverso il sostegno telefonico, al numero 3351251813 o al 1522.

“Dall’inizio del lockdown abbiamo avuto molti più nuovi accessi e richieste di aiuto rispetto alla nostra media, con molte chiamate arrivate dal numero nazionale 1522 al quale siamo collegate. E c’è una completa trasversalità rispetto alla condizione socio-economica di chi chiama”, esordiscono.

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Il trauma del lockdown per le donne vittime di violenza e di tratta

Come abbiamo fatto nelle ultime settimane, continuiamo a raccontarvi come procede la vita nelle comunità del Centro Ambrosiano di Solidarietà. Abbiamo incontrato, virtualmente, Lucia Volpi ed Elena Tagliabue, rispettivamente responsabile e psicologa dell’Area Donne del CeAS.

“Le case rifugio del CeAS sono state e sono tuttora aperte, e operano al massimo della loro capienza. Ogni donna ha il suo spazio personale, un piccolo appartamento, e abbiamo individuato dei luoghi per un’eventuale quarantena, ma devo dire che finora l’isolamento è stato provvidenziale per salvaguardare dal contagio”, esordisce Lucia.

Fino al 4 maggio, infatti, le ospiti hanno rispettato il lockdown, tanto che persino la spesa è stata fatta dalle operatrici, online o con il supporto di alcune associazione di volontariato. Con l’avvio della fase 2 si è leggermente allentata la chiusura, ma al momento solo per brevi passeggiate.

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