Al nostro presidente Giovanni Cavedon il “Panettone d’Oro”

A lui i complimenti da parte di tutto il CeAS

C’è anche il presidente del Centro Ambrosiano di Solidarietà Giovanni Cavedon, tra i vincitori del Premio alla Virtù Civica “Panettone d’oro”. Il prestigioso riconoscimento compie quest’anno 20 anni, ed è assegnato dal Coordinamento Comitati Milanesi a quei cittadini o gruppi di cittadini che hanno messo in pratica e aiutato a diffondere un esemplare comportamento civico impegnandosi nel campo della solidarietà, della tutela dei più deboli, dell’attenzione all’ambiente, del rispetto della cultura e della tradizione civica, la difesa dei diritti dei cittadini.

“Sono molto onorato per questo premio e ringrazio quanti hanno hanno segnalato il mio nome. Un premio che è un riconoscimento a tutto il CeAS e in particolare al lavoro quotidiano di operatori e volontari. È grazie al loro impegno, infatti, che da oltre 30 anni il Centro Ambrosiano di Solidarietà accoglie e accompagna verso un nuovo inizio persone con diverse fragilità. Grazie a loro e a quanti ci sono stati e ci sono vicini, in questi anni siamo riusciti a superare alcuni momenti di difficoltà e a essere quel villaggio solidale che, di recente, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha auspicato essere un modello per tutta la città”, ha detto Cavedon.

“Lo stile del vostro villaggio solidale è un messaggio per tutta la città”

Così l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, durante la sua visita di mercoledì 23 gennaio 2019 al Centro Ambrosiano di Solidarietà

È stata una visita molto desiderata quella che mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, ha fatto mercoledì 23 gennaio al Centro Ambrosiano di Solidarietà. Ad attenderlo nella sala dedicata all’amato ex presidente Beppe Massari, c’erano molti ospiti con gli operatori delle comunità di riferimento e dell’amministrazione, numerosi soci e volontari del CeAS. Tra loro, il volontario Giovanni Maggioni, vero fautore di questo incontro.
“Siamo onorati e contentissimi della sua visita”, ha esordito il presidente Giovanni Cavedon, che ha tirato le fila della serata.

Dopo un momento di preghiera, mons. Delpini ha voluto condividere alcuni pensieri con i presenti: “Quando una ha desiderio di una meta, trova le forze di camminare; il pellegrino che ha una meta più cammina e più si sente forte. Oggi sembra che la mentalità corrente abbia insinuato l’idea che non c’è un futuro desiderabile e ci scoraggia dall’avere una meta, dall’avere una speranza. Questa mi sembra la paralisi del nostro tempo. Quindi oggi vorrei incoraggiare tutti noi ad aprire il cuore alla speranza“, ha detto. E rivolgendosi in particolare agli ospiti ha voluto lasciare loro due messaggi: “L‘importanza della speranza e di provare l’esperienza del vigore che cresce durante il cammino, perché è vicino colui che ci ha promesso la gioia”.

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Attento ascoltatore della descrizione delle attività del CeAS da parte dei capi area, l’Arivescovo Delpini ha detto: “Vorrei che lo stile del vostro villaggio solidale fosse un messaggio per tutta la città, che possa così sviluppare quel buon vicinato che qui vivete, dove le persone che abitano le une accanto alle altre non si guardano con sospetto, ma con la promessa di un’alleanza”.

Anche alcuni ospiti hanno voluto portare il loro saluto e le loro riflessioni all’arcivescovo. Come Sebastiano, ospite di Villetta San Gregorio: “Vorrei ringraziarla di essere venuto al CeAS, dove io sono ospite da quasi due anni. Qui mi trovo bene, perché per la prima volta mi sento ascoltato nelle mie fragilità”.

Dagli ospiti di Alisei sono invece arrivati alcuni interrogativi: “Dove troveremo la comunità, una volta che saremo usciti da qui, per non cadere nella solitudine? hanno per esempio chiesto.

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“Questa è una domanda che torna in molte situazioni, penso per esempio al carcere. Quello che sto imparando della città è che è sorprendente quante opere buone, quante associazioni sono attive. Forse però questa comunità non è sempre riconoscibili o acccessibili o non c’è la fortuna di trovarle e magari uno si ritrova solo, con il rischio di ricadere in quelle fragilità da cui era uscito. Potrei dire, forse in modo un po’ ideale, che si risolve il proprio bisogno se si trova il modo di farsi carico del bisogno di qualcuno. Il primo modo di inserirsi in una comunità non è dire cosa fate voi per me, ma cosa posso fare io per voi. Il buon vicinato comincia con una intraprendenza. Forse non sarà un percorso risolutivo, ma credo che sia un percorso promettente, che può aprire delle porte e consentire una presenza da protagonisti e non solo da persone che hanno bisogno di assistenza”, ha risposto l’Arcivescovo.

“Cosa vuol dire credere in dio?”, ha chiesto invece un ospite della comunità, cui mons Delpini ha così replicato: “Il nostro modo di accedere a Dio è Gesù, che è un fatto storico. Perciò il modo più reale per accedere alla verità di Dio è l’incontro con Gesù. In Gesù conosco Dio e trovo in lui le risposte a tutte le domande”.

Sabato 27 ottobre il CeAS ricorda Beppe Massari

Sabato 27 ottobre a partire dalle 14.30, la 12ª edizione del “Memorial Massari”, in ricordo dell’ex presidente del CeAS scomparso nel 2006

Nei 30 anni di attività del Centro Ambrosiano di Solidarietà, sono state tante le persone che hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio. Una di queste persone è l’ex presidente Beppe Massari, del quale il 21 ottobre ricorrono i 12 anni dalla scomparsa. Continue reading “Sabato 27 ottobre il CeAS ricorda Beppe Massari”

Ultimo giorno, sul campo, con le studentesse della University of Illinois

Dopo due intese giornate “teoriche” sul modello milanese di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, le nostre ospiti americane hanno potuto fare un’esperienza sul campo, andando a visitare le strutture che ospitano i ragazzi.

“E’ un modello molto diverso da quello americano, dove i minori sono accolti soprattutto in comunità di grandi dimensioni”. “Credo che questo modello di accoglienza in piccoli appartamenti sia migliore, perché i ragazzi possono veramente entrare nel tessuto sociale della città”. “Proporrei di inserire nello staff la figura di un ragazzo più grande che ha vissuto la stessa esperienza migratoria, e possa fare da mentore a questi giovani”.

Sono solo alcune considerazioni emerse alla fine di questa tre giorni di approfondimento sul tema dei minori stranieri non accompagnati, con le studentesse della University of Illinois at Urbana-Champaign, insieme a cui per la terza giornata siamo passati “dalla teoria alla pratica”. Divise in piccoli gruppi, le allieve hanno infatti visitato gli appartamenti dove sono accolti i minori e seguito alcune attività educative.

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Le studentesse in visita in uno degli appartamenti dove sono accolti i minori stranieri non accompagnati.

“In questo momento negli Stati Uniti il tema della migrazione e, in particolare quello dei minori stranieri, è cruciale. E’ quindi molto interessante per loro studiare il modello di accoglienza italiano per rifugiati e migranti, dal momento che l’Italia in questi anni è stata in prima linea”, ha spiegato il professor Emanuel Rota, professore associato di Storia alla University of Illinois che ha accompagnato le studentesse.

Incontrare mondi diversi è sempre importante, perché ti mette in gioco nel raccontarti e nel raccontare il pensiero che sta dietro le tue attività. Dagli altri poi ricevi sempre stimoli e idee nuove, perché ti fanno notare aspetti del tuo lavoro che magari tu non vedi. E’ una spinta a non avere mai un punto di vista statico, ma a ribaltare sempre le proprie prospettive perché si possono scoprire cose nuove”, ha commentato invece Benedetta Castelli, responsabile dell’Area Minori del CeAS che ha coordinato le tre giornate.

“Voglio infine ringraziare le organizzazioni che hanno collaborato alla riuscita di queste tre giornate: Fondazione Casa della carità, FuoriLuoghi cooperativa sociale, Comunità Progetto cooperativa Sociale, Tuttinsieme cooperativa sociale e La Cordata cooperativa sociale”, ha concluso.

 

Secondo giorno con la University of Illinois

Per la seconda giornata di studio con le allieve della University of Illinois at Urbana-Champaign, siamo stati ospitati dalla Fondazione Casa della carità, partner del Centro Ambrosiano di Solidarietà per diverse attività.

“Il progetto Emergenze sostenibili ha avuto come finalità principale quella di sperimentare una nuova metodologia di intervento nell’area della tutela, dell’accoglienza e dell’integrazione dei minori stranieri non accompagnati. In questi anni, nella rete di Emergenze sostenibili abbiamo accolto oltre 800 ragazzi, provenienti dalle aree più povere e complicate del nostro pianeta. La stragrande maggioranza di loro si è integrata a pieno nella nostra società: ha una casa, un lavoro, relazioni affettive e legami sociali. Pur consapevoli che la strada da percorrere è ancora  in salita, grazie al progetto Emergenze sostenibili abbiamo compiuto un passo avanti importante che va nella giusta direzione“, così Benedetta Castelli, responsabile dell’Area Minori del CeAS ha raccontato l’esperienza che ha portato il Centro Ambrosiano di Solidarietà, inizialmente con la cooperativa sociale La Cordata e poi con altre 10 organizzazioni del terzo settore milanese, insieme al Comune di Milano, a sperimentare e strutturare un nuovo modello di accoglienza per i cosiddetti msna.

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Da sinistra gli operatori di CeAS: Benedetta Castelli, Gabriele Destefani, Marianna Roveda

Il servizio di CeAS dedicato a questo tipo di accoglienza, strutturato in appartamenti per l’autonomia, si chiama “Costruire radici per il futuro“. A raccontarlo alle studentesse sono state Mona Ilie, coordinatrice di Radici, e Marianna Roveda, psicologa di Radici. Le due operatrici hanno illustrato come cambiano le caratteristiche e i bisogni dei minori accolti e, di conseguenza, come si adatta la risposta del servizio educativo. “Per noi anche il rapporto con la famiglia di origine è fondamentale. Per questo, come prassi, entro la  prima settimana di accoglienza la contattiamo: questo serve a noi per capire meglio il contesto di provenienza e la motivazione alla base del percorso migratorio, perché molti ragazzi sono spinti a partire proprio dalle famiglie. Questo contatto è anche utile al ragazzo perché alla famiglia viene spiegata quale può essere la differenza tra le aspettative che essa può avere per il figlio e la realtà”, spiega Mona Ilie.

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Un momento dei focus group

All’interno di focus group, le studentesse hanno avuto la possibilità di approfondire alcuni aspetti dell’accoglienza dei minori insieme agli operatori della rete di cui fa parte il CeAS. Hanno partecipato: Fondazione Casa della carità, FuoriLuoghi cooperativa sociale, Comunità Progetto cooperativa sociale, Tuttinsieme cooperativa sociale, La Cordata cooperativa sociale.
Insieme hanno approfondito le similitudini e le differenze tra le diverse esperienze, con un focus sui percorsi affrontati dai ragazzi, e dagli operatori, nel processo di accoglienza.

Al CeAS una delegazione della University of Illinois!

Martedì 29 maggio si è svolta la prima delle tre giornate di studio con le allieve del Campus Urbana Champaign dell’Università dell’Illinois, accompagnate dai professori Emanuel Rota ed Eleonora Stoppino. Ecco il diario della prima giornata, che ha visto le 15 studentesse visitare la sede del Centro Ambrosiano di Solidarietà e conoscere tutti i servizi.

Dopo essere state accolte dai saluti istituzionali del nostro presidente Giovanni Cavedon, del direttore di CeAS Maurizio Azzollini e di Luca Costamagna, assessore alla Cultura del Municipio 3 di Milano, la prima giornata si è focalizzata sull’intervento della dottoressa Barbara Lucchesi, assistente sociale e referente per i minori stranieri e richiedenti asilo dell’Ufficio di Pronto Intervento Minori del Comune di Milano, che ha illustrato il quadro legislativo dell’accoglienza dei minori stranieri in Italia e alcuni dati relativi alla presenza dei cosiddetti “msna” a Milano. Continue reading “Al CeAS una delegazione della University of Illinois!”

Donne vittime di violenza: non siete sole!

Questo il messaggio che il Centro Ambrosiano di Solidarietà vuole lanciare in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna

“Era l’ennesima volta che mi minacciava e non ce l’ho fatta più. Ho preso il telefono e gli ho gridato che avrei chiamato i carabinieri. Lui allora mi ha strappato il cellulare dalle mani e l’ha buttato dalla finestra. A quel punto ho capito che dovevo stare zitta”.
Al Centro Ambrosiano di Solidarietà, racconti come questi ne abbiamo purtroppo sentiti molti. Per questo, in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, vogliamo lanciare un messaggio a chi è vittima di violenza: ricordati che non sei sola! Fai sentire la tua voce e chiedi aiuto! A tutte le donne, vogliamo dire di stare accanto alle proprie amiche, sorelle, vicine di casa e aiutarle a riconoscere la violenza subita: riconoscere la violenza è il primo passo per contrastarla! Continue reading “Donne vittime di violenza: non siete sole!”

Il CeAS insieme all’associazione SON per il progetto “Abitiamo il futuro”

Si chiama “Speranza Oltre Noi“, nome che può anche essere abbreviato con l’acronimo SON, che in inglese significa figlio. È l’associazione, nata un anno fa per iniziativa di alcune famiglie del quartiere Adriano, di cui il Centro Ambrosiano di Solidarietà è tra i soci fondatori, insieme all’Associazione Amici Casa della carità.
SON ha l’obiettivo di dare vita, presso la Cascina San Carlo nel quartiere Adriano, al progetto di abitare solidale “Abitiamo il futuro, che è ispirato alla legge sul “dopo di noi”.

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