Oltre cinquanta gradini: un ebook per sostenere l’associazione SON

Venerdì 13 marzo, tre giorni dopo l’entrata in vigore del Decreto che ha sancito l’inizio del lockdown, don Virginio Colmegna ha voluto aprire un nuovo canale di comunicazione. Uno spazio web sul sito della Casa della carità da cui trasmettere i propri pensieri per accompagnare i giorni difficili di una pandemia che ci ha imposto il distanziamento fisico, ci ha fatto piangere morti, ci ha procurato angosce e paure. 

Uno spazio virtuale diventato appuntamento quotidiano, che ha attraversato significativamente anche il tempo di Pasqua, vissuto con uno stile di intimità e amicizia, dove la meditazione su quanto stava accadendo non ha mai smarrito la speranza per un futuro di cambiamento. Un diario terminato simbolicamente il 3 maggio, data dell’annunciato avvio della cosiddetta “Fase 2”, vale a dire dell’alleggerimento di alcune misure restrittive dei mesi precedenti.

Cinquantadue giorni di riflessioni, cosparse di citazioni, preghiere, poesie e che hanno come bussola le figure del cardinal Martini e la sua idea di “Eccedenza della carità” e di Papa Francesco con il suo richiamo alla “Conversione ecologica”. E mettendo sempre in primo piano i più fragili, poveri ed emarginati, e i più sofferenti come anziani e disabili.

Oggi la raccolta di quei pensieri diventa un e-book, edito da Il Saggiatore, da titolo: “Oltre cinquanta gradini. Diario di un tempo sospeso: lo sguardo sui più deboli, le angosce di tutti, la speranza per un cambiamento d’epoca”.

Continua a leggere “Oltre cinquanta gradini: un ebook per sostenere l’associazione SON”

A Villetta San Gregorio, gli ospiti hanno imparato a conoscersi meglio tra loro

Il 18 maggio per l’Italia è iniziata ufficialmente la “Fase 2” con una serie di aperture e ripartenze, dopo oltre due mesi di lockdown. Ma non è così per tutti. Le comunità del CeAS, infatti, devono ancora rispettare alcune misure di isolamento.

Succede per esempio per Villetta San Gregorio”, che al Centro Ambrosiano di Solidarietà ospita 13 persone con problematiche psichiche. Ne abbiamo parlato con Consuelo Possenti, operatrice della comunità, che spiega: “La nostra è una comunità sanitaria accreditata e quindi, oltre alle disposizioni governative, dobbiamo rispettare anche quelle dell’ATS che al momento, per esempio, stabiliscono che gli ospiti non possano ancora avere contatti con l’esterno e quindi vedere familiari e amici”. 

Continua a leggere “A Villetta San Gregorio, gli ospiti hanno imparato a conoscersi meglio tra loro”

Restare a casa, per molte donne vittime di violenza, non significa essere al sicuro

La cronaca di questi giorni ci parla di 11 donne uccise da un proprio familiare, marito, compagno, figlio, in due mesi di lockdown. In queste settimane, restare a casa, per molte donne vittime di violenza, non ha significato essere al sicuro, tutt’altro. Ne abbiamo parlato con Lucia Volpi ed Elena Tagliabue, rispettivamente responsabile e psicologa dell’Area Donne del CeAS e del centro antiviolenza “Mai da Sole”, gestito dallo stesso Centro Ambrosiano di Solidarietà, che in questo momento è fisicamente chiuso, ma sempre attivo attraverso il sostegno telefonico, al numero 3351251813 o al 1522.

“Dall’inizio del lockdown abbiamo avuto molti più nuovi accessi e richieste di aiuto rispetto alla nostra media, con molte chiamate arrivate dal numero nazionale 1522 al quale siamo collegate. E c’è una completa trasversalità rispetto alla condizione socio-economica di chi chiama”, esordiscono.

Continua a leggere “Restare a casa, per molte donne vittime di violenza, non significa essere al sicuro”

Il trauma del lockdown per le donne vittime di violenza e di tratta

Come abbiamo fatto nelle ultime settimane, continuiamo a raccontarvi come procede la vita nelle comunità del Centro Ambrosiano di Solidarietà. Abbiamo incontrato, virtualmente, Lucia Volpi ed Elena Tagliabue, rispettivamente responsabile e psicologa dell’Area Donne del CeAS.

“Le case rifugio del CeAS sono state e sono tuttora aperte, e operano al massimo della loro capienza. Ogni donna ha il suo spazio personale, un piccolo appartamento, e abbiamo individuato dei luoghi per un’eventuale quarantena, ma devo dire che finora l’isolamento è stato provvidenziale per salvaguardare dal contagio”, esordisce Lucia.

Fino al 4 maggio, infatti, le ospiti hanno rispettato il lockdown, tanto che persino la spesa è stata fatta dalle operatrici, online o con il supporto di alcune associazione di volontariato. Con l’avvio della fase 2 si è leggermente allentata la chiusura, ma al momento solo per brevi passeggiate.

Continua a leggere “Il trauma del lockdown per le donne vittime di violenza e di tratta”

Trovare casa con Work in Progress

All’inizio dell’anno vi avevamo raccontato del percorso formativo sul tema della casa, che Work in Progress propone ai minori stranieri non accompagnati che partecipano al progetto, per aiutarli e sostenerli nella ricerca di un’abitazione in vista dell’uscita dalla comunità.

L’emergenza coronavirus non ha bloccato questo percorso, che tuttavia sta riscontrando alcune difficoltà, soprattutto legate al reperimento degli alloggi.

Ne abbiamo parlato con Lorenzo Tomai, operatore di Comunità Progetto e coordinatore dell’Area Casa di Work in Progress, che racconta: “Il secondo percorso di formazione sul tema dell’abitare è terminato regolarmente. C’è stata una buona partecipazione e avevamo già individuato 3/4 ragazzi, prossimi all’uscita dall’accoglienza, che sarebbero stati seguiti con il tutoring individuale nella ricerca della loro nuova casa. Ma con l’esplosione dell’emergenza, ci siamo dovuti fermare”.

Continua a leggere “Trovare casa con Work in Progress”

Il “tempo sospeso” di Alisei

In queste settimane, abbiamo iniziato a raccontarvi come procede la vita nelle comunità del Centro Ambrosiano di Solidarietà. Vi abbiamo, per esempio, spiegato come il coronavirus abbia cambiato la vita dei ragazzi di “Radici”, gli appartamenti del CeAS dedicati ai minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni.

A essere completamente stravolta è stata anche la quotidianità degli ospiti di “Alisei”, la comunità terapeutica del CeAS che accoglie 10 uomini, ai quali è offerto un percorso terapeutico personalizzato per affrontare le problematiche legate alla dipendenza e alla salute mentale.

“Per noi è cambiato tutto, a partire dalle nuove regole sulla prossimità”, esordisce Graziano Valera, responsabile di Alisei.

Continua a leggere “Il “tempo sospeso” di Alisei”

“Tutela e diritti”, lo sportello legale di Work in Progress prosegue a distanza

In queste settimane di lockdown, sono state tante le attività di Work in Progress che hanno dovuto fermarsi, per rispettare le norme imposte dal distanziamento sociale. Tante, però, sono anche le attività che, grazie al contributo dei partner di progetto, siamo riusciti a riorganizzare e che stanno proseguendo, pur con modalità diverse. Una di queste è lo sportello “Tutela e diritti”, portato avanti da Save the Children. Ne abbiamo parlato con la responsabile, Giulia Pelizzo.

“Prima dell’emergenza nell’ambito dello sportello erano state avviate due attività: una di consulenza individuale e una formazione di gruppo”, esordisce Giulia. 

Continua a leggere ““Tutela e diritti”, lo sportello legale di Work in Progress prosegue a distanza”

Com’è cambiata la vita dei giovani ospiti di Radici a causa del coronavirus

L’epidemia di coronavirus è arrivata come uno tsunami e da un giorno all’altro ci siamo trovati tutti quanti a dover rivedere i nostri stili di vita e di lavoro. Ma l’emergenza non ha colpito tutti allo stesso modo.

Per alcuni, affrontare questo periodo di isolamento forzato e, spesso, di inattività è più difficile che per altri. Tra le persone a cui il coronavirus ha più radicalmente cambiato l’esistenza ci sono i ragazzi, come i 18 ospiti di “Radici”, gli appartamenti per l’autonomia del CeAS, dedicati a minori stranieri non accompagnati e neo maggiorenni.

Racconta Mona Ilie, responsabile del servizio: “I nostri ragazzi, che hanno tra i 16 e i 19 anni, sono passati dall’avere delle giornate molto piene – tra scuola, lavoro, corsi di formazione – a giornate molto vuote. Solo due persone stanno continuando a lavorare, mentre per gli altri, che erano impiegati nella ristorazione, o studiavano o stavano per iniziare la formazione per lavorare nella GDO ora sono fermi. Il loro ritmo di vita è cambiato completamente”.

A cambiare è, in questo periodo, anche il lavoro degli operatori: quelli di “Radici”, infatti, sono appartamenti per l’autonomia quindi l’obiettivo del lavoro educativo è l’accompagnamento dei ragazzi all’indipendenza. Ora è tutto stravolto e gli educatori stanno mettendo in campo tantissime energie per sostenerli in questo momento così complicato. Agli operatori spetta, per esempio, il compito di motivarli quotidianamente, fin dalla sveglia del mattino, segnalandogli tante attività da fare: dai corsi online – tra cui quello di italiano per il lavoro di Work in Progress – ai laboratori o altro. Ma non è sempre facile coinvolgerli: “Chi già prima più curioso, si informava e si impegnava lo fa anche adesso; gli altri invece hanno poca motivazione e fanno molta fatica”, spiega ancora Mona.

Un ospite e un operatore di “Radici”

“Inoltre – continua l’operatrice – non tutti hanno gli strumenti tecnologici per seguire la didattica a distanza. E poi c’è il problema della connessione, perché negli appartamenti non c’è il wi-fi. Ora dovrebbe arrivare un computer per ogni appartamento, ma se più ragazzi devono seguire corsi diversi che si svolgono in contemporanea, come si fa?”.

Anche la convivenza tra i ragazzi non è facile, se si considera che prima di essere accolti negli appartamenti, spesso non si conoscono tra loro e non è detto che poi vadano tutti d’accordo. Prima, avendo giornate molto impegnate, condividevano questo spazio di vita per poche ore al giorno, ora invece sono costretti a convivere 24 ore su 24.

Per quanto riguarda i giovani ospiti, non vedono l’ora che arrivi fase due per poter uscire, ma tra gli operatori non mancano le preoccupazioni: “Ora i ragazzi sono sotto controllo, li teniamo quasi sotto una campana di vetro e per tutelarli al massimo non li facciamo uscire nemmeno per fare la spesa, che portiamo noi, così come abbiamo organizzato a domicilio e in tutta sicurezza i colloqui con la psicologa o l’assistente sociale. Ma dopo potrebbe essere più difficile prenderci cura della loro salute. Noi diamo e daremo loro consigli e indicazioni e consegneremo tutti i dispositivi di protezione necessari, ma non potremo sapere dove andranno, chi vedranno e se li useranno. Anche perché, nonostante con loro parliamo molto della situazione e sappiano anche cosa sta succedendo nei loro paesi d’origine, sembrano non avere molta consapevolezza della gravità del momento. Per questo, a breve inizieremo un nuovo lavoro educativo con loro per affrontare la fase due”, spiega ancora la referente di Radici.

Certo le difficoltà non mancano ma, conclude Mona, occorre anche essere comprensivi: “Prima di essere albanesi, kosovari, pakistani o egiziani dobbiamo sempre avere in mente che sono degli adolescenti e che quindi stanno attraversando una fase della vita che è già difficile di per se, in cui vogliono crearsi una loro autonomia che ora è inevitabilmente limitata”. 

Work in Progress: la creatività dei ragazzi contro il coronavirus

Anche per i ragazzi ospitati dalle comunità che partecipano al progetto Work in Progress non è facile affrontare l’isolamento, che tutti dobbiamo rispettare per rispondere all’emergenza coronavirus. I giovani, però, hanno risorse straordinarie e, guidati dai loro educatori, riescono e esprimere il loro meglio anche in circostanze così dure.

Ragazzi e ragazze ospitati dai nostri partner de La Cordata per esempio, guidati da Domenico Pontieri, che coordina i Laboratori Esperienziali, si stanno sperimentando in diverse attività di gruppo.

“Per rompere il ghiaccio – spiega Domenico – abbiamo iniziato con un’azione in micro gruppi durante la quale gli ospiti – provenienti da Albania, Kosovo, Senegal, Egitto, Marocco, Sierra Leone e Camerun – hanno riprodotto la frase “Andrà tutto bene”, nelle diverse lingue di appartenenza, con l’obiettivo di rinforzare la relazione, tranquillizzare le proprie emozioni, sviluppare creatività“.

Ecco il bellissimo risultato:

I corsi di italiano di Work in Progress continuano… online!

Come vi abbiamo raccontato la scorsa settimana, la transizione verso il mercato del lavoro promossa da Work in Progress prevede anche una formazione linguistica specifica orientata alle professioni nel campo dell’edilizia, della ristorazione e della caffetteria.

A organizzare questi corsi è il partner di progetto Associazione “Fondazione Franco Verga” che, per non interrompere le formazioni nonostante lo stop alle lezioni in aula, ha messo a punto un programma di didattica online. Ne abbiamo parlato con Giovanna Saraceni, referente dei corsi di italiano dell’Associazione.

“Per continuare a offrire ai ragazzi la formazione di italiano e portarci avanti per quando tutte le attività potranno riprendere, abbiamo predisposto delle videolezioni e del materiale didattico attraverso la piattaforma Google Classroom”, esordisce Giovanna.

Continua a leggere “I corsi di italiano di Work in Progress continuano… online!”